Lunedì 23 gennaio 2017 sono stati resi ufficiali i vincitori del Premio “L’italiano dell’anno” 2016, indetto dal Com.It.Es di Berlino, l’organo di rappresentanza degli italiani all’estero, che ogni anno premia due italiani, una donna e un uomo, che abbiano contribuito in maniera significativa alla promozione ed alla valorizzazione della cultura e dell’identità italiana nel territorio della Circoscrizione di Berlino. Amelia Massetti, con il progetto Artemisia, e Gianluca Segato, con la startup Uniwhere, sono i vincitori di questo importante riconoscimento, che verrà consegnato durante la cerimonia pubblica di premiazione presso l’Ambasciata d’Italia a Berlino il 14 marzo 2017 dalle ore 18:30 presso il Salone delle Feste dell’Ambasciata d’Italia a Berlino, alla presenza dell’Ambasciatore d’Italia Pietro Benassi, del Presidente dell’Istituto Italiano di Cultura Luigi Reitani e del Presidente del Com.It.Es Berlino Simonetta Donà, oltre ad altre importanti autorità e istituzioni sia italiane che tedesche.

Per noi di Artemisia e soprattutto per Amelia Massetti questo riconoscimento rappresenta un’importante conferma del lavoro svolto fino ad ora. Rappresenta più un punto di partenza che un punto di arrivo, uno stimolo a continuare con ancora maggiore impegno nella direzione che come Artemisia ci siamo prefissati: l’inclusione reale delle persone diversamente abili all’interno della società in cui viviamo.

Photo Credits Sarah Edgehill

Amelia Massetti ha fondato Artemisia nel dicembre del 2015, poco più di un anno fa, e da sola, forte della sua esperienza di vita, della sua profonda conoscenza della tematica e della sua voglia di cambiare le cose, ha iniziato a seminare consensi intorno a sé. Pian piano un gruppo sempre più numeroso di persone, per motivazioni diverse ma accomunate dallo stesso scontento e dalla stessa passione, ha aderito al suo progetto. In questi giorni Artemisia sta diventando ufficialmente e formalmente un’Associazione senza fini di lucro. La Camera dei Deputati a nome della Presidente Laura Boldrini ci ha dato ufficialmente Il Patrocinio per la presentazione del progetto Artemisia che faremo il 14 Marzo durante la cerimonia di presentazione.Non è più solamente un’utopia, un sogno. Inizia a mettere radici. E questo Premio rappresenta il migliore incoraggiamento per proseguire nel nostro cammino. Ci dà speranza. Vi sono stati anche momenti difficili in questi mesi, momenti in cui sembrava che le cose andassero troppo a rilento. Ma credo sia fisiologico, che faccia parte di ogni processo di crescita. E infatti Artemisia in poco più di un anno ha giá al suo attivo tanto lavoro.

Ricordo qui solo alcuni tra i progetti più importanti realizzati:

  •  Abbiamo affrontato le varie tematiche legate alla disabilità e all’inclusione con professionisti del settore, che hanno presentato i loro lavori e le loro esperienze di inclusione sia nelle scuole italiane che in realtà tedesche-(Danza delle emozioni, ArTerapia,Mindmapping, Le lingue dei segni, etc.).

Ilaria Fioravanti istruttrice certificata in Mind Mapping metodo ThinkBuzan

  •  Nel giugno 2016 è stato proiettato il film “Le chiavi di casa” di Gianni Amelio presso il cinema Babylon (Cinema Aperitivo), proiezione seguita da un dibattito coordinato e condotto da Artemisia.

Dal Film di Gianni Amelio “Le chiavi di casa”

  •  Nel settembre 2016 Amelia Massetti è stata invitata a Francoforte dall’ Associazione “Italia Altrove” per presentare il progetto Artemisia nell’ambito della presentazione del Libro di Giacomo Mazzariol “Mio fratello rincorre i dinosauri”.
  • Nel novembre e dicembre 2016 abbiamo realizzato due conferenze presso l’ANE (Arbeitskreis Neue Erziehung) sul tema dell’inclusione scolastica e sulla disabilità in famiglia, conferenze in cui sia Amelia Massetti, sia alcune docenti e psicologhe di Artemisia, sia qualificati ospiti esterni, hanno preparato e presentato delle relazioni ricche di importanti informazioni e di esperienze personali che hanno aperto stimolanti dibattiti tra i presenti.
  • Artemisia ha una sua rubrica fissa sul Magazine “Il Mitte”,

       dal titoloDiversabilmente a Berlino”.

Tra i progetti futuri:

  •  Inviteremo in autunno, in collaborazione con l’istituto Italiano di Cultura e la libreria Mondolibro, lo scrittore Giacomo Mazzariol , autore del libro “Mio fratello rincorre i dinosauri”, e faremo un itinerario nelle scuole berlinesi italo-tedesche per presentare il suo libro e il Progetto Artemisia ai giovani studenti. 

Amelia Massetti Presso “Italia Altrove” a Francoforte con Giacomo Mazzariol

  •  In Ottobre realizzeremo, in collaborazione con Eltern Beraten Eltern e con il sostegno di Aktion Mensch, un Workshop di ArTerapia a carattere inclusivo tenuto da nostri collaboratori, per ragazzi diversamente abili e non.
  •  Ci stiamo impegnando per realizzare nel 2018, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura, la mostra “Quindicipercento” di Christian Tasso sul tema della disabilità nel mondo, affiancando convegni e dibattiti per sensibilizzare i cittadini su questo tema e coinvolgendo anche le istituzione tedesche.
  •  In collaborazione con il gruppo delle “MaMis en Movimiento” stiamo elaborando dei progetti di formazione sulla didattica inclusiva per insegnanti di sostegno nelle scuole Europee di Berlino.

Abbiamo fatto tanto in poco più di un anno, ma c’è ancora tanta strada da fare, da percorrere insieme. Siamo un team pieno di passione e di competenze. Ognuno di noi ha un suo personale ambito di interesse o una sua competenza specifica che desidera mettere al servizio della comunità per perseguire il nostro scopo primario: realizzare un’inclusione vera, reale, dei diversamente abili, sia con attività pedagogiche e di sostegno come i Workshop, sia cooperando insieme ad altre Associazioni per cercare di migliorare, nelle sedi istituzionali appropriate, la legislazione tedesca riguardante le persone con disabilità. In fondo, se oggi siamo qui, è perché c’è ancora tanto da fare qui in Germania, a partire dall’inclusione scolastica, ma sappiamo anche di poter dare il nostro contributo affinché le cose cambino.

Abbiamo pensato che il miglior modo per celebrare insieme questo Premio fosse quello di chiedere alle persone che fanno oramai parte di Artemisia di scrivere qualche riga in cui descrivere la loro personale esperienza nell’ Associazione, descrivere come si siano avvicinate ad essa e le motivazioni che le hanno spinte a supportare questo progetto. Infine non possiamo non ringraziare il Com.It.Es di Berlino per questo riconoscimento che, sottolineo di nuovo, ci incoraggia e ci dà una spinta ancora più forte per andare avanti.

B.R.

Alice Marchetto Vice Presidente Artemisia

Arrivata a Berlino, ormai un anno e mezzo fa, ho avuto la possibilità di mettermi in contatto con le varie associazioni Italiane.

In un incontro di Asso Salutare ho avuto la possibilità di incontrare Amelia, e in quella occasione lei ha presentato il Progetto Artemisia che stava già portando avanti da qualche mese. L’entusiasmo e l’energia con cui aveva presentato il Progetto ed inoltre le motivazioni sottostanti mi hanno coinvolto fin da subito.

Io sono una Psicologa dello Sviluppo e mi sono sempre occupata delle persone con disabilità, grazie a lei ho potuto capire come funzionano qua le cose a livello scolastico sociale e lavorativo per le persone con disabilità; non ero al corrente della mancata inclusione scolastica e da lì ho capito che con l’aiuto di Artemisia e soprattutto di Amelia potevo fare anch’io qualcosa in modo che le cose potesse iniziare un po’ a cambiare.

Durante gli incontri di Artemisia mi rendevo sempre più conto che volevo far parte di tutto ciò, Amelia aveva capito che tutto ciò mi stava a cuore e quindi abbiamo iniziato a collaborare, assieme anche ad altri professionisti, proprio per poter formare e costruire questa associazione.

A mio parere Amelia, grazie alla sue esperienza di vita e alle sue competenze, è la persona perfetta per lottare contro le ingiustizie che ancora ci sono in Germania rispetto ai diritti delle persone con disabilità. Sono molto fiera di Lei questo premio è importante sia per la sua sfida con Artemisia, che ha iniziato praticamente da sola, ma soprattutto per i valori, i diritti che sottostanno al progetto.

Alice Marchetto

Barbara Ricci Moderatrice Incontro Artemisia

Conobbi Amelia Massetti nel maggio del 2016, in occasione di un’intervista che le chiesi, da pubblicare sul magazine on line per cui collaboro. Artemisia ed Amelia mi erano state segnalate dalla Redazione del nostro giornale. Ci siamo incontrate in un bar a Kreuzberg, sulla Bergmannstrasse. Appena iniziammo a parlare capii subito che quella di Amelia era una battaglia dettata da un’esigenza vera, reale, e non solo da principi astratti. Dietro i suoi racconti e le sue convinzioni traspariva una passione che esiste solo quando si vivono sulla propria pelle delle esperienze considerate ingiuste. Amelia ha elaborato razionalmente il suo vissuto e ha deciso di condividerlo con gli altri, trasformando la sua battaglia privata in una battaglia pubblica per migliorare l’inclusione dei diversamente abili in Germania. Ci siamo intese subito. Sebbene io non avessi la sua conoscenza della materia né condividessimo lo stesso tipo di situazione familiare, anche io mi sono ritrovata ad essere testimone qui in Germania di dinamiche di esclusione simili a quelle raccontatemi da Amelia. Nel mio caso si trattava di dinamiche di esclusione riguardanti il sistema scolastico tedesco, che conosco piuttosto bene. È un sistema selettivo fin dai primi anni di vita, già in età prescolare. Rimasi sconcertata anni fa quando i miei figli erano più piccoli e mi resi conto che la visita medica, a cui vengono sottoposti tutti i bambini all’età di 5-6 anni, è in realtà una specie di “selezione” dei bambini considerati sani da integrare nel sistema scolastico ordinario. Quelli invece che risultano avere qualche deficit, sia di tipo mentale che fisico, vengono spediti nelle scuole differenziali. Questo fatto all’epoca mi scioccò e iniziai a fare qualche mia ricerca privata in proposito, ma mi resi conto che sul tema vi era parecchia rassegnazione, soprattutto da parte delle famiglie tedesche. Aver trovato in Amelia lo stesso sconcerto e la stessa capacità di scandalizzarsi su tematiche qui in Germania un poco trascurate a mio parere, perlomeno a livello di coscienza collettiva e risonanza mediatica, ha risvegliato in me la voglia di combattere per dei principi, come quelli dell’inclusione, imprescindibili. Perché l’inclusione rappresenta uno dei diritti fondamentali della persona umana. Sempre, a qualsiasi livello.

Barbara Ricci

Dora Venturi collaboratrice di Artemisia

Arrivata a Berlino da quasi tre anni, ho trovato in Amelia e in Artemisia ” il luogo”. Quello dell’incontro e del confronto. Un luogo nel quale poter parlare non solo per raccontare e raccontarsi ma per condividere esperienze diverse, dolori e speranze per gli altri, quelli che per il fatto di essere diversamente abili suscitano sentimenti contrastanti. Di inclusione e condivisione da un lato e di tolleranza dall’altro.
In Artemisia nata dall’esperienza diretta di Amelia si incontrano persone che non solo condividono vite simili, per vicinanza a persone diversamente abili, ma anche vite totalmente diverse non toccate dalla disabilità ma beneficiate dal dubbio, dalla domanda, dal se…..
Giovani, con nuovi pensieri, arricchite da quanto di meglio offre il nostro Paese, pronte a mettersi in gioco in questa nuova realtà così diversa dalla nostra per cultura e storia.
Ed in mezzo a noi, Musa ispiratrice, gioiosa presenza, Lia, bella,dolce, curiosa, viva,la figlia che ogni genitore vorrebbe avere.
Bello il nostro stare insieme.

Dora Venturi

Chiara Giorgi collaboratrice di Artemisia

Ho conosciuto Amelia due o tre anni fa, ora non ricordo con precisione, durante la tombola di Natale e il concerto della Rachelina al Grüner Salon: io ero con mio figlio Matteo e lei con sua figlia Lia. Ero a Berlino da poco e ancora mi facevo molte domande su come funzionassero le cose qui. Una tra queste, avendo lavorato a Bologna come educatrice, era: dove sono i disabili?

In realtà questa domanda me l´aveva suggerita la mamma di Alberto, un bambino autistico che ho seguito per otto anni, nel suo percorso tra elementari e medie. Fu lei a dirmi: “Se proprio sei costretta a trasferirti là, vai a vedere cosa fanno i tedeschi con i disabili e poi me lo racconti”. Certo questa domanda può suonare provocatoria, o piena di pregiudizi, però è una domanda lecita, se consideriamo la Storia.

Dopo otto anni di amicizia, anzi, dopo essere stata “adottata” dalla famiglia di Alberto, non potevo certo tirarmi indietro; quindi, quando quel giorno di inizio Dicembre, tra il nugolo di mamme, bambini urlanti e padri distratti, adocchiai Amelia seduta sul divano insieme a sua figlia Lia, non potei fare a meno di avvicinarmi e iniziare una conversazione con lei. È strano ripensarci adesso. Credo che mio figlio fosse con me e questo lo rende ancora piú strano perchè Matteo non è certo il tipo di bambino che mi lascia parlare in pace con qualcuno; strano che i miei occhi sempre concentrati a seguire ogni mossa di quella piccola mina vagante abbiano quel giorno avuto modo di spaziare all´interno della sala e di registrare altre persone oltre a mio figlio.

Sarà stato il destino.

Comunque, io e Amelia e Lia, quel giorno abbiamo avuto modo di conoscerci, ci siamo scambiate indirizzo mail e numero di telefono e questo è successo perchè Amelia è stata

l´unica persona conosciuta a Berlino che non ha avuto paura di rispondere alla domanda che mi aveva affidato la madre di Alberto. Anzi, forse non vedeva l´’ra che qualcuno gliela facesse.

E Artemisia è stata la sua risposta.

Chiara Giorgi

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